Anarchia permanente
Sfasciare tutto o patteggiare, il caro ed esulcerato Cav. deve averlo capito e ha promesso che lunedì “ghe pensi mi”. Sperem. Perché non c’è alcuna terza via, non c’è leadership e non c’è faccia – immusonita o brasileira che sia – talmente bronzea da reggere la consunzione di un 24 luglio perpetuo. Un capo di partito e di governo come l’Amor nostro, giunto al limitare dell’uscio o del confine di guerra con il Quirinale e con il più tonico Fini, ha un dovere categorico e due possibili vie per assolverlo.
18 AGO 20

Sfasciare tutto o patteggiare, il caro ed esulcerato Cav. deve averlo capito e ha promesso che lunedì “ghe pensi mi”. Sperem. Perché non c’è alcuna terza via, non c’è leadership e non c’è faccia – immusonita o brasileira che sia – talmente bronzea da reggere la consunzione di un 24 luglio perpetuo. Un capo di partito e di governo come l’Amor nostro, giunto al limitare dell’uscio o del confine di guerra con il Quirinale e con il più tonico Fini, ha un dovere categorico e due possibili vie per assolverlo.
Trovi lui stesso, senza affidarsi al suo avvocato o agli stanchi cicisbei di corte, una soluzione al disordine conflittuale che si è venuto a creare nella maggioranza e fra le istituzioni. Dopodiché decida una volta per tutte: rompere l’alleanza con Fini e mettere in ghiacciaia il canale di comunicazione con Napolitano – senza ipocrisia e vittimismo – proclamare quindi l’inadempienza contrattuale della destra finiana e convincere di conseguenza la presidenza della Repubblica (e la Lega) dell’ineluttabilità del ricorso al voto anticipato; ovvero riconoscere l’impraticabilità della via maestra e acconciarsi a un nuovo patto di coabitazione politica e istituzionale con i suoi fantasmi. Ponendo allo stesso livello la gioia o i dolori inferti e ricevuti, la bontà o la cattiveria degli interlocutori, e possibilmente liberandosi dall’intero repertorio dell’emotività sconclusionata nella quale ristagnano la sua autorità e il suo governo, il Cav. prosciughi subito la palude dell’anarchia, faccia politica e sia tempestivo. Prima che la politica venga a presentargli il conto di uno stallo cronicizzato in dramma satiresco.
Diversamente? Altri tre anni di 24 luglio, sempre se l’entropia non sopraggiunga a metà del guado e in misura letale, diventerebbero l’inferno politico in terra sia per lui sia per chi gli sta paventando sotto il naso e con angosciata amicizia un happy end nient’affatto felice. Bene che vada si perderanno le elezioni e con esse l’ultima opportunità di coronare un cursus honorum spettacolare con l’ascesa alla prima carica dello Stato. Male che vada, l’abbiamo già detto e nemmeno poche volte, oltre al lascito di un partito unitario chiamato a custodire il bipolarismo e a fertilizzare il giardino delle leadership venture, si rischia di perdere anche la reputazione. E questo sì che sarebbe un dramma senza luce di grandezza.
Trovi lui stesso, senza affidarsi al suo avvocato o agli stanchi cicisbei di corte, una soluzione al disordine conflittuale che si è venuto a creare nella maggioranza e fra le istituzioni. Dopodiché decida una volta per tutte: rompere l’alleanza con Fini e mettere in ghiacciaia il canale di comunicazione con Napolitano – senza ipocrisia e vittimismo – proclamare quindi l’inadempienza contrattuale della destra finiana e convincere di conseguenza la presidenza della Repubblica (e la Lega) dell’ineluttabilità del ricorso al voto anticipato; ovvero riconoscere l’impraticabilità della via maestra e acconciarsi a un nuovo patto di coabitazione politica e istituzionale con i suoi fantasmi. Ponendo allo stesso livello la gioia o i dolori inferti e ricevuti, la bontà o la cattiveria degli interlocutori, e possibilmente liberandosi dall’intero repertorio dell’emotività sconclusionata nella quale ristagnano la sua autorità e il suo governo, il Cav. prosciughi subito la palude dell’anarchia, faccia politica e sia tempestivo. Prima che la politica venga a presentargli il conto di uno stallo cronicizzato in dramma satiresco.
Diversamente? Altri tre anni di 24 luglio, sempre se l’entropia non sopraggiunga a metà del guado e in misura letale, diventerebbero l’inferno politico in terra sia per lui sia per chi gli sta paventando sotto il naso e con angosciata amicizia un happy end nient’affatto felice. Bene che vada si perderanno le elezioni e con esse l’ultima opportunità di coronare un cursus honorum spettacolare con l’ascesa alla prima carica dello Stato. Male che vada, l’abbiamo già detto e nemmeno poche volte, oltre al lascito di un partito unitario chiamato a custodire il bipolarismo e a fertilizzare il giardino delle leadership venture, si rischia di perdere anche la reputazione. E questo sì che sarebbe un dramma senza luce di grandezza.